SURI _ 01

HALYMENIA FLORESIA, ph. Estevan Bruno

Appassionata, determinata, intraprendente…
Giulia Vecchiato, in arte SURI
scopre la sua vocazione per il gioiello contemporaneo
a Venezia, dov’è nata, vive e crea.

La città è una parte importante del suo lavoro, dice.
“Il ritmo è lento, la luce è acquosa e statica, la memoria intrappolata in ogni crepa.
Tradizione e trasgressione, malinconia e reiterazione.

SURI vuole essere un inno alla mia città, al suo profumo umido, ai suoi drammi, alla sua forza e alle sue contraddizioni.
Ogni pezzo cerca di rivelarne la forza, preziosità, organicità e fragilità.
Ogni pezzo è elegante e grezzo, fragile e monumentale, visivo e letterario, antico e contemporaneo.
Voglio che i miei gioielli siano come incrostazioni poetiche che alludono a un immaginario dimenticato, come qualcosa che rimane sommerso nel fondo del mare e ritorna inaspettatamente a riva.”

 

video : Joaquín Gomez

 

 

Æ – Quando, come e perché nasce SURI? Il suo significato?

GV – SURI nasce nel 2018. Dopo la mia laurea magistrale all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nel 2016, ho deciso di iscrivermi ad un corso di oreficeria a banco, a Vicenza, per apprendere le tecniche tradizionali ed iniziare a muovermi autonomamente nel mondo del gioiello. Durante questo anno di scuola orafa ho avuto la conferma che il gioiello fosse la dimensione in cui volevo stare. Ho deciso quindi di procurarmi il necessario per allestire un piccolo laboratorio in casa, che ad oggi è ancora il mio studio. SURI nasce dalla voglia di dare un’identità al mio lavoro nel gioiello contemporaneo.

SURI nasce dalla voglia di dare un’identità al mio lavoro nel gioiello contemporaneo.

SURI è il soprannome con cui mi conoscono tutti, viene da uno stupido errore di pronuncia: avevo circa tredici anni, ballavo e cantavo con mia sorella una canzone di Madonna dicendo “… time goes by so suri, so suri, so suri…” e da qual momento lei iniziò a chiamarmi così. Non so ancora bene come sia accaduto, ma il risultato è che ormai tutti mi chiamano così. Nel 2018 quindi ho sentito la necessità di dare un nome a quello che stavo facendo, e così decisi che SURI sarebbe stato il nome perfetto.

 

 

 

Æ – Come ti sei avvicinata al gioiello contemporaneo?

GV – Quando frequentavo l’Accademia lavoravo soprattutto con la scultura, facevo dei grandi lavori in gesso e metallo, avvicinandomi per la prima volta alla saldatura. Le dimensioni delle sculture aumentavano sempre di più, finchè il mio professore mi pregò di iniziare a pensare in piccolo, perchè non c’era più spazio per altri lavori grandi. In quel momento una piccola luce si è accesa nella mia testa: il gioiello può essere scultura!

In quel momento una piccola luce si è accesa nella mia testa:
il gioiello può essere scultura!

Quest’idea continuava ad evolversi in me, rimanendo viva e sempre più convincente. Quando ho realmente iniziato ad approcciarmi al gioiello sono partita dalla tecniche tradizionali, apprendendone le regole fondamentali per avere una solida base su cui muovermi.  Quando ho cominciato a lavorare autonomamente nel mio laboratorio, col gioiello è stato un approccio spontaneo, da subito era micro scultura. Facendo continua ricerca sono venuta a conoscenza del piccolo mondo del gioiello contemporaneo, una nicchia sconosciuta ai più…
Dal 2017, parallelamente al mio lavoro, ho iniziato a lavorare con Ilaria Ruggiero, assistendola durante le mostre realizzate con il suo progetto di curatela del gioiello contemporaneo, Adornment. Questo mi ha portata ad inserirmi e conoscere sempre di più la realtà di questo mondo che da subito mi è sembrato quasi identico a quello dell’arte contemporanea. Infatti i meccanismi e le modalità sono gli stessi: progetti, mostre, curatori, collezionisti, gallerie…
A prescindere da queste dinamiche credo che in questo momento il gioiello contemporaneo sia il luogo in cui voglio agire, senza precludermi di ritornare alla scultura o ad altre pratiche quando ne sentirò l’attrazione.

Æ – Qual’è stato il primo pezzo mai realizzato?

GV – Il primo pezzo mai realizzato è un anello. Gli anelli sono l’anima di SURI, oggetti magici da portare sempre con sé. Le mani per me sono uno strumento molto prezioso, danno forza, forma, movimento, supporto, protezione.

Le mani per me sono uno strumento molto prezioso,
danno forza, forma, movimento, supporto, protezione.

Mi viene in mente Elena Bernabè che le definisce strumento di connessione con il nostro essere più profondo.
Il mio primo anello risale al 2017, un meraviglioso chevalier con una fedina a filo tondo in ottone con una galvanica nera, su cui poggia una perla lilla. A distanza di anni lo guardo ancora con grande amore, un anello semplice ma super contemporaneo nelle proporzioni e nei colori.Æ –  Cosa stimola il tuo fare creativo?

GV – Sono interessata alla materia, darle forma è il mio modo di esprimermi.
Venezia, la mia città, è una parte importante del mio lavoro in termini di ispirazione e punto di vista da cui guardarsi attorno. Il ritmo è lento, la luce è acquosa e statica, la memoria  è intrappolata in ogni crepa, tradizione e trasgressione, malinconia e reiterazione sono ovunque.
SURI è anche un inno alla mia città, al suo profumo umido, ai suoi drammi, alla sua forza e alle sue contraddizioni.
Ogni pezzo cerca di rivelarne la forza, preziosità, organicità e fragilità.

 

 

Æ – Qual’è il punto di partenza di un pezzo?
Un’idea, un’immagine, un disegno, uno stampo…?

O c’è materia, improvvisazione, istinto?

GV – Non mi sono mai trovata a mio agio con la progettazione vera e propria.
La scuola orafa mi ha insegnato molte cose, tra cui il disegno dei progetti, poi come succede spesso, si finisce per sovvertire le regole apprese in funzione di una ricerca funzionale al proprio modo di lavorare. Premesso che la mia filosofia etica non prevede l’idea di una produzione seriale e continua di oggetti, ogni anno realizzo una piccola produzione di pezzi unici che nascono sotto forma di mini collezioni. Nella maggior parte dei casi le mie collezioni nascono con un’idea precisa dell’estetica globale che voglio far emergere, quindi scrivo, disegno e prendo nota (sempre su carta!) per fissare alcuni dettagli, tecnici e non, che serviranno da guida nella realizzazione dei pezzi. La riflessione  sul processo fatta in precedenza trova anche qui terreno fertile: mi eccita il fatto di non avere un’immagine precisa di come sarà il pezzo finito, è la materia stessa a parlare e dirigere le mie mani mentre la lavoro.

… mi eccita il fatto di non avere un’immagine precisa di come sarà il pezzo finito,
è la materia stessa a parlare e dirigere le mie mani mentre la lavoro.

In conclusione direi quindi che c’è tutto: un’idea dell’atmosfera cui voglio arrivare, scrittura per ricordarmi che sapore voglio sentire, ma c’è anche molto istinto.

Giulia Vecchiato in laboratorio

 

Æ – Materiali d’elezione?

GV – Da subito mi sono innamorata dell’argento. È un metallo meraviglioso che continua a svelarmi nuove possibilità. Dell’argento amo molto il colore che racchiude in realtà una moltitudine di tonalità in base alla lavorazione. Per me è un metallo che parla, di acqua, di luna, di luce…
Amo molto lavorare con l’oro, specialmente rosa o giallo, con il quale cerco sempre di demolire l’idea che un gioiello in oro possa apparire “vecchio”. Sta tutto nel modo in cui viene trattata la materia. In generale comunque sono profondamente legata al metallo; i processi di trasformazione di questo materiale sono una parte fondamentale del mio lavoro. Mi trovo spesso a riflettere su quanto il processo stesso sia per me il momento più denso di energia, il mio corpo si nutre di queste vibrazioni e ne trae un reale godimento, più di quanto non accada quando arrivo a vedere la conclusione della lavorazione di un gioiello.

Mi trovo spesso a riflettere su quanto il processo stesso sia per me il momento più denso di energia,
il mio corpo si nutre di queste vibrazioni e ne trae un reale godimento,
più di quanto non accada quando arrivo a vedere la conclusione della lavorazione di un gioiello.

SURI è sempre più focalizzato su un’idea etica di prodotto e materiale, infatti l’utilizzo di oro, argento e pietre è volto a garantire continuità e solidità indiscusse nel tempo. Il fatto di non scegliere materiali come plastica, gomma o carta, nonostante riciclati, è finalizzato ad una maggiore coerenza in termini di rifiuti futuri.

 

 

Æ – Quanto spazio lasci all’imperfezione? 

GV – Non credo al concetto di imperfezione. Certamente i miei gioielli sono organici, ruvidi, invadenti, appuntiti.. non sono composti, puliti e misurati. Osservando con una lente di ingrandimento la superficie dei miei gioielli, si nota subito la presenza di una moltitudine di micro elementi: segni, palline, agglomerati, buchi, texture più ruvide, zone specchianti lucidissime… ecco per me ognuno di questi elementi è parte fondamentale di ogni pezzo, non c’è nulla di messo lì per errore. Voglio far parlare la materia dandole forma ma anche lasciandola emergere quando sento che è lei a “spingere”.

Voglio far parlare la materia dandole forma ma anche lasciandola emergere…

 

Æ – Quando capisci che è il momento di non aggiungere più? Di “concludere” un pezzo?

GV – Questa è una certezza di un attimo ma anche un processo che può durare giorni, mesi, a volte anni!
Mi è capitato di riprendere in mano dei pezzi che avevo accantonato da tempo e sentire che il mio lavoro con loro non era ancora finito.

Mi è capitato di riprendere in mano dei pezzi che avevo accantonato da tempo
e sentire che il mio lavoro con loro non era ancora finito.

Non c’è sempre una regola o un momento preciso, nella maggior parte dei casi questa consapevolezza si accende nella fase di osservazione dei pezzi che avviene durante la fase di finitura – quando inizio a lucidare, sbiancare o satinare il metallo.
La materia comunque parla sempre.

Æ – Fondere metalli : “distruggi” mai un pezzo creato? 

GV – La fusione non è mai distruzione, è sempre riciclo! Per ora mi è capitato poche volte di fondere dei pezzi che non mi convincevano abbastanza. In ogni caso lo faccio con una buona dose di leggerezza, è importante per me non sentirmi mai ferma o troppo aggrappata ad un gioiello o uno “stile”.
D’altronde chi realizza pezzi unici non può permettersi di affezionarcisi troppo, bisogna lasciarli andare, ricordandosi sempre di fotografarli prima di salutarli!

D’altronde chi realizza pezzi unici non può permettersi di affezionarcisi troppo,
bisogna lasciarli andare,
ricordandosi sempre di fotografarli prima di salutarli!

SURI _ 02

coming soon

 

 

surijewelry.com